Abusi sugli anziani: come riconoscere i segni di un abuso fisico

Secondo una stima fornita dall’OMS (organizzazione mondiale della sanità) con l’Informativa n° 357, aggiornata al mese di dicembre 2014, in tema di maltrattamenti agli anziani, circa il 4-6% degli intervistati, dichiara di aver subito abusi nel mese precedente; si prevede che la popolazione mondiale di età pari o superiore a 60 anni, passerà dai 542 milioni del 1995 a 1,2 miliardi nel 2025, determinando un aumento dei casi di maltrattamento.

Un soggetto anziano (che abbia superato i 65 anni di età) può risultare più vulnerabile in relazione alla società, in quanto, se da un lato si osserva una riduzione della capacità di prendersi cura di sé e di proteggersi da atti di violenza e sfruttamento, è crescente la necessita di sostegno e servizi da parte della collettività per far fronte a disturbi di natura fisica o psichica, dovuti all’avanzare dell’età.

La locuzione “maltrattamento agli anziani”, nell’ambito di una relazione che preveda un’aspettativa di fiducia, individua sia un’azione che arrechi danno o sofferenza (abusi di natura fisica, sessuale, psicologica, emotiva, economica e materiale), sia l’assenza di un intervento adeguato, atto a scongiurarli (incuria). Tale forma di violenza costituisce una palese violazione dei diritti umani che si estrinseca in una progressiva perdita di libertà e dignità personale.

L’individuazione clinica di un abuso, può avvenire sia in un contesto di screening, un processo protocollare di identificazione di una situazione patologica, rivolto all’intera popolazione potenzialmente a rischio, sia in uno scenario di case finding, un processo diagnostico, basato sull’osservazione di specifiche circostanze che generano il sospetto di una determinata condizione clinica.

I due approcci consentono di applicare diversi livelli di rigore e indagine.

Nel caso di sospetto abuso fisico (caratterizzato dall’uso di forza a danno del corpo della persona offesa) su un individuo anziano, la valutazione diagnostica forense, rilevando eventuali segni quali ecchimosi, escoriazioni, lacerazioni o ustioni, che potrebbero identificare il tipo di violenza e lo strumento utilizzato per nuocere, rappresenta un passo fondamentale per constatare l’effettiva sussistenza di tale ipotesi.

Sebbene a differenza delle lesioni ai danni di adulti e bambini (più frequentemente in buono stato generale di salute) l’evidenza di abuso su pazienti anziani sia più difficile da individuare (in quanto potenzialmente celata da eventuali patologie legate alla senescenza), è pur vero che anche una violenza di lieve entità, può avere effetti eclatanti sull’organismo di un individuo in età geriatrica, caratterizzato da tessuti meno elastici, derma più sottile e quindi più soggetto ad ecchimosi, cute rugosa e più secca.

Durante la visita medica è necessario tenere conto dei principali marcatori forensi al fine di riconoscere e valutare la presenza e l’entità di un abuso su soggetto in età senile:

  • Ecchimosi. Si tratta di infiltrazioni ematiche del tessuto, le quali traspaiono attraverso la cute, senza che vi sia discontinuazione del tegumento. Sono prodotte da azione contusiva e sono classificate in base alla loro estensione. Sono vari i meccanismi attraverso i quali possono prodursi azioni contusive, come la compressione, la trazione della rete vasale o lo sforzo. La posizione anatomica nonché la forma della lesione possono suggerirne la causa: ad esempio le lesioni non accidentali includono solitamente il volto, il collo, la parete toracica, l’addome e le natiche. Anche le ecchimosi sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi sono da considerarsi rilevanti markers forensi in quanto il tessuto in tali sedi anatomiche è fibroso, spesso e solitamente non viene lesionato accidentalmente. La ecchimosi comune è rotondeggiante, a superficie piana o sollevata, di colore violaceo più intenso al centro mentre ai margini è sfumata. Ai fini dell’identificazione del corpo contundente, sono emblematiche le cosiddette ecchimosi figurate, che lo richiamano o per la forma o per l’aspetto nel suo insieme.

 

  • Escoriazioni e Lacerazioni. Per escoriazione si intende l’asportazione dello strato più superficiale della cute, dovuta ad un’azione meccanica, esercitata in senso tangenziale, cioè per sfregamento; le lacerazioni invece sono dovute a una violenta compressione che supera il limite di elasticità dei tessuti stessi, e caratterizzate da irregolarità dei margini e retrazione dei bordi. Le escoriazioni, assumono fondamentale rilevanza nella pratica medico forense, specialmente per la forma, la quale può, non di rado, servire ad identificarne il mezzo produttivo. Non meno significativa è la sede, in quanto testimonia il punto di applicazione di un’azione lesiva, talora esercitata con mire determinate (si pensi alle lesioni sul collo in casi di strozzamento).

 

  • Fratture. La frattura è la soluzione di continuità di un osso prodotta da una forza che supera i limiti di resistenza del tessuto. Di solito tale forza è data da un carico che agisce in un’unità di tempo brevissima (sollecitazione dinamica), più raramente da un carico il cui valore aumenta in modo lento e uniforme (sollecitazione statica). In base al punto di applicazione della forza che provoca la frattura, si distinguono fratture da trauma diretto o “dirette” (perché la frattura dello scheletro avviene nel punto in cui agisce il carico), e fratture da trauma indiretto o “indirette” (la frattura avviene a distanza dalla zona interessata). L’esame obiettivo è fondamentale per la diagnosi di frattura, per la scelta della proiezione radiologica più adeguata e per la diagnosi di eventuali complicanze e consta delle seguenti fasi: – ispezione per rilevare tumefazione, ecchimosi (che può comparire anche a distanza di ore dal trauma), deformità (visibili o anche solo palpabili), atteggiamento e lunghezza del segmento interessato, lesioni della cute e dei fasci muscolari che determinano l’esposizione dell’osso, sanguinamento nelle fratture esposte; – Palpazione per rilevare dolore, crepitii o scrosci (per lo sfregare dei due frammenti l’uno contro l’altro quando vengono mossi), motilità preternaturale; – valutazione del circolo arterioso (polsi periferici) e venoso (edema, cianosi); – valutazione delle condizioni neurologiche periferiche (sensibilità e motilità attiva). Il gold standard per la diagnosi di fratture ossee è l’esame radiografico nelle proiezioni anteroposteriore e latero-laterale.

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