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Intervento chirurgico per tumore maligno, ma la diagnosi era sbagliata

Intervento chirurgico per tumore maligno, ma la diagnosi era sbagliata

A seguito di un’ecografia in regione parotidea destra, un paziente rivoltosi al nostro Studio si sottopose a procedura di agoaspirato e a una TAC del massiccio facciale e del collo, esami che posero sospetto di tumore maligno nella regione anatomica in questione che, a detta dei sanitari che lo avevano in cura, era da asportare in urgenza.

Pertanto il paziente si ricoverò per sottoporsi ad un intervento chirurgico di parotidectomia di destra (asportazione della parotide).

Nel corso dell’intervento, come da programma, fu eseguito l’esame istologico in estemporanea che risultava positivo per “adenocarcinoma di basso grado della ghiandola parotide”: si procedette quindi al prolungamento dell’incisione cutanea fino al terzo medio della clavicola, alla parotidectomia totale destra nonché all’asportazione dei linfonodi laterocervicali dei livelli II-III-IV.

Dopo la dimissione, in attesa di concordare un programma diagnostico-terapeutico post operatorio, al paziente fu consegnato, con sospetto ritardo, il referto finale dell’esame istologico sulla massa asportata durante l’intervento chirurgico: il quadro morfologico/immunofenotipico era in realtà compatibile con un adenoma pleomorfo atipico, classificabile come tumore benigno.

Vi fu, dunque, chiaro e ingiustificato errore diagnostico nella lettura dei preparati istologici in estemporanea, che indusse “incolpevolmente” in errore il chirurgo il quale provvide al trattamento esteso fino alla catena linfonodale cervicale, quando sarebbe stata esaustiva la mera asportazione della ghiandola parotide senza ulteriori amputazioni della catena linfoghiandolare.

Al semplice intervento di parotidectomia sarebbe dovuta residuare, infatti, una forma cicatriziale poco se non per nulla visibile “ictu oculi”.

In conseguenza invece dell’erroneo trattamento cruento subito dal paziente, residua tuttora nella regione latero-cervicale destra un esito cicatriziale evidente, della lunghezza di circa 18 cm e che termina poco al di sopra del terzo medio clavicolare omolaterale, visibile anche alla grande distanza: il paziente lamenta inoltre dolore alla palpazione della cicatrice residua, nonché difficoltà nei movimenti di rotazione del capo.

Il pregiudizio derivato da tale “mala gestio”, prudenzialmente inquadrabile nella II classe (pregiudizio estetico da lieve a moderato), può essere valutato in misura del 10-12% della totale validità biologica, ricomprendendo in tale percentuale di danno anche l’intuibile riverbero anatomico-funzionale della colonna cervicale.

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